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Cheli ad Area X 'io astronauta sull'Everest'

Protezione serve in addestramento da astronauta e da scalatore

TORINO ANSAcom

Dall’orbita terrestre al punto più alto del Pianeta, in cima all’Everest. Maurizio Cheli, astronauta e pilota collaudatore, è una delle due persone al mondo a poter raccontare entrambe le esperienze. Come lui solo un altro pilota della Nasa. Cheli ha ripercorso la sua avventura ad Area X, iniziativa di Intesa Sanpaolo Assicura con sede a Torino, in un incontro in diretta streaming dal titolo ‘Un astronauta sull’Everest’. La data scelta è quella della Giornata della Terra: ripercorrendo le immagini della sua impresa, oggi Cheli si è soffermato sulla fragilità del Pianeta. “Scalare l’Everest è stata una soddisfazione personale - ha raccontato - un sogno che ho potuto realizzare ma che era scaturito qualche anno prima, quando avevo potuto osservare la Terra dall’orbita, in particolare la catena dell’Himalaya e l’Everest. Per un astronauta vedere la Terra da un’altra prospettiva colpisce molto dal punto di vista emotivo perché si percepisce la fragilità del nostro Pianeta. Lo stesso avviene in montagna, dove si notano i cambiamenti di morfologia, con i ghiacciai che scompaiono”. Se qualcosa accomuna le due esperienze, sostiene Cheli, è la percezione della Terra come di "un Pianeta bellissimo, ma anche in pericolo, di cui dobbiamo prenderci cura”. L’addestramento da astronauta e quello da scalatore sono avvenuti a oltre due decenni di distanza, perché la missione di Cheli a bordo dello Space Shuttle risale al 1996 e l'ascesa dell’Everest al 2018. Ma molti punti li accomunano. Fra questi l'importanza della protezione, cuore tematico di Area X: “La protezione è direttamente collegata allo sviluppo delle competenze necessarie per raggiungere determinati obiettivi - spiega Cheli - L’addestramento da astronauta è molto lungo perché simula sulla Terra quello che si pensa possa accadere nello spazio”. L’astronauta ha adottato la stessa filosofia per scalare l’Everest: “Partendo da zero, nei due anni precedenti mi sono allenato - forse più di quando preparavo la missione nello spazio - per aumentare le mie chance di successo ma soprattutto per poter tornare a casa senza problemi”. Una volta arrivato a 8.849 metri, cima dell’Everest, il pensiero di Cheli è tornato ai ricordi della sua missione con la Nasa: “Arrivare a piedi a una quota che avevo raggiunto fino a quel momento solo a bordo di un mezzo meccanico permette di notare la curvatura della Terra. Ammirarla dall’orbita terrestre e poi dal punto più alto del Pianeta è stata per me come la chiusura di un cerchio”.

In collaborazione con:
Intesa Sanpaolo

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