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Atletica: Camossi, Jacobs agli Europei può gareggiare

Coach, 'sta correndo libero, gli allenamenti sono confortanti'

 "Marcell sta correndo libero, si sta divertendo, gli allenamenti sono confortanti. Se siamo qui a Monaco è perché sta bene e può gareggiare". È coach Paolo Camossi, dalla Baviera, a fare il punto della situazione sulle condizioni di Marcell Jacobs, e a confermare la partecipazione del campione olimpico nei 100 metri e nella 4x100 agli Europei in Germania: tutto in due ore per la gara-regina, o poco più, semifinale e finale martedì 16 rispettivamente alle 20.05 e alle 22.15. "Vedo una gara sostanzialmente a quattro - dice Camossi -, Marcell ha le quote migliori ma non va sottovalutata".

All'atletica italiana il titolo europeo dei 100 metri manca dal 1978, quando lo conquistò Pietro Mennea a Praga. Jacobs si presenta all'Olympiastadion con il quinto tempo dell'anno, non più il quarto, considerato anche il fresco 9.99 del turco Emre Barnes. "Marcell è l'oro olimpico ed è qui per vincere, ma non è una gara da prendere sottogamba - la valutazione di Camossi -. Gli avversari non mancano, i britannici Hughes e Prescod possono sicuramente correre forte, il turco spuntato all'improvviso può dare fastidio, il francese Zeze non è andato piano (9.99, ndr) ma non so se farà soltanto i duecento. Vedo una gara sostanzialmente a quattro". Insieme al fisioterapista Alberto Marcellini, il tandem Jacobs-Camossi è volato in Baviera già martedì: "Siamo arrivati in anticipo per entrare meglio nel clima di gara - dice il tecnico -: non avendo gareggiato molto, è importante vedere prima lo stadio, vivere l'hotel, insomma accendere la macchina. Abbiamo trovato un bel campo vicino all'albergo, in mezzo ad un bosco, e ci siamo allenati lì. Come sempre, non facciamo test ma allenamenti monitorati, e le risposte sono positive, mi fido dei miei occhi e delle sensazioni di Marcell". Lo stop dei Mondiali di Eugene, la rinuncia alla semifinale iridata dopo il 10.04 della batteria per un fastidio al grande adduttore destro che poi si è rivelato una lesione, non hanno minato la fiducia del re di Tokyo, come spiega ancora Camossi. "Cadere è quasi sempre il modo per diventare più forti. La nostra avventura insieme è iniziata con il famoso 8,48 ventoso nel lungo, poi abbiamo avuto più cadute che successi, prima delle Olimpiadi - dice -. Anche stavolta, nonostante le difficoltà della stagione, non siamo mai andati in disagio, abbiamo analizzato, e a fine anno faremo un'analisi ancora più completa. Io cerco di prendermi le responsabilità e trovare insieme a lui una soluzione. Rifarei tutto? Sì, tutto. Al limite - le parole del coach, alludendo allo sfortunato episodio di inizio maggio in Kenya - gli consiglierei una doppia mascherina per evitare il Rotavirus preso in Italia prima di viaggiare a Nairobi. Quel virus qualche problema l'ha creato". Ora si guarda avanti, al rettilineo di Monaco e ai nuovi obiettivi individuali e in staffetta: "Concentrazione e voglia di fare - le parole chiave espresse da Camossi - al finale di stagione ci penseremo, non credo sarà in Diamond League, ci piacerebbe correre in Italia. Ma adesso si pensa soltanto agli Europei, l'appuntamento più importante del momento".

   

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      A cura di Intesa Sanpaolo