Umbria

Figlio magistrato scomparso 27 anni fa, chi sa parli

Appello di Lorenzo Adinolfi, il padre Paolo scomparve a Roma

"Chi sa parli. A questo punto non ci interessa nemmeno più sapere chi è stato ma vogliamo ritrovare il corpo di mio padre. Abbiamo diritto a una tomba sulla quale portare un fiore e poterlo piangere": è il nuovo appello che lancia Lorenzo Adinolfi, uno dei figli di Paolo Adinolfi, magistrato del quale si persero le tracce la mattina del 2 luglio 1994 a Roma dove era in servizio alla sezione fallimentare. Lo fa attraverso l'ANSA. "Avevo 16 anni - ricorda Lorenzo Adinolfi, avvocato nel settore societario - quando vidi mio padre uscire di casa come tutte le mattine. Poi è stato inghiottito nel nulla. Era una persona serena che amava la famiglia, ma era anche un 'uomo dello Stato': la sua sparizione non può essere volontaria. Magari lo fosse stato, ne sarei felice, ma non è così". L'indagine sulla scomparsa del magistrato, cinquantaduenne all'epoca, da poco in servizio alla Corte d'appello di Roma, è approdata negli anni scorsi alla procura di Perugia, competente a occuparsi di tutti i fascicoli che riguardano i magistrati della capitale. Per due volte è stata comunque archiviata. "Ma a nostro avviso - ha sostenuto ancora Lorenzo Adinolfi - le piste c'erano, come anche evidenziato nella seconda richiesta di archiviazione. Per far ripartire l'inchiesta abbiamo però bisogno che chi sa parli, un pentito, un detenuto, un testimone. Il libro 'La scomparsa di Adinolfi', recentemente pubblicato da Alvaro Fiorucci e Raffaele Guadagno, può essere per noi uno strumento prezioso: come famiglia siamo disposti a tutto per sapere cosa è successo ed arrivare alla verità". Altro "aspetto grave" per il figlio di Paolo Adinolfi è "è che da 27 anni è sparito un magistrato che ha pagato con la vita il suo lavoro e nessuno lo ricordi". "Né l'Anm (un ex presidente mi disse che non si poteva onorare la sua figura finché non avessero ritrovato il corpo) - ha aggiunto -, né il Csm. Mi chiedo ancora il perché. In questi anni peraltro ci sono stati vicini solo pochi amici. La cosa che più mi rende orgoglioso sono comunque le diverse testimonianze di giovani praticanti avvocati, che ci hanno scritto per ricordare la figura di papà". Per Lorenzo Adinolfi, la sorella Giovanna e la madre Nicoletta Grimaldi non sapere cosa sia successo è ancora oggi qualcosa "che ti annienta". "Un lutto si elabora - ha sottolineato il figlio del magistrato - ma qui è molto peggio. E il fatto che la mia famiglia non si incateni davanti ai tribunali mantenendo un atteggiamento sobrio non vuol dire che rinunceremo alla verità. Anzi, non arretreremo di un millimetro per arrivare a scoprirla". Secondo Lorenzo Adinolfi "papà se ne andò dalla sezione fallimentare sbattendo la porta". "Disse a un amico - ha ricordato il figlio - di avere 'un cassetto da far esplodere il tribunale'. Quel cassetto dopo la sua scomparsa non è stato mai trovato". "Voglio delle risposte - ha ribadito ancora Lorenzo Adinolfi con voce pacata ma ferma -, io e la mia famiglia ne abbiamo diritto. Vogliamo sapere cosa è stato di mio padre, vogliamo conoscere il luogo dove poter portare un fiore e poterlo piangere".

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